UBS: Disinvesti dalla ELBIT
Nessun profitto sui crimini di guerra

Un crimine che dura da decenni: dall’apartheid al genocidio


Dall’ottobre del 2023, nella Striscia di Gaza l’esercito israeliano ha preso di mira operatori/trici umanitari/e e sanitari/e, inclusi/e infermieri/e e medici, nonché giornalisti/e. Ha distrutto ospedali, università, moschee e chiese e il 92% delle abitazioni e dei servizi pubblici. Questi modelli di violenza e distruzione sistematica suggeriscono un intento deliberato, rafforzando così l’accusa di genocidio

Nel mese di giugno del 2025, i dati ufficiali erano di oltre 62.000 morti a Gaza. Ma un anno prima, l’autorevole rivista medica The Lancet aveva stimato una cifra tra 55,298 e 78,525, mettendo in risalto una discrepanza significativa tra il numero verificato di morti ed il reale numero di vittime. Questa stima non tiene conto di almeno 12.000 persone ancora disperse sotto le macerie e presunte morte, né dei decessi non traumatici dovuti all’operazione militare, “che potrebbero spingere la mortalità in eccesso per tutte le cause a 186.000”. L’Ufficio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha riferito che il 70% delle persone uccise erano donne e bambini. Israele inoltre ora sta usando la carestia come arma di guerra.


Il 26 gennaio 2024, la Corte internazionale di giustizia (CIG) ha dichiarato in una sentenza storica che a Gaza esiste un rischio plausibile di genocidio. Il 29 aprile 2025, Amnesty International ha dichiarato nel suo rapporto annuale: “Le ricerche di Amnesty International hanno mostrato che Israele ha perpetrato atti vietati dalla Convenzione sul genocidio, con l’intento specifico di distruggere la popolazione palestinese di Gaza, commettendo così un genocidio. Lo Stato si è reso colpevole, tra l’altro, di omicidi, di gravi lesioni all’integrità fisica o psichica di civili e dell’imposizione deliberata di condizioni di vita volte a causarne la distruzione fisica”.

Questa accusa è sempre più riconosciuta dalle organizzazioni internazionali e deve essere compresa nel suo contesto più ampio: questi eventi si stanno svolgendo all’interno di un sistema di apartheid di lunga data. Il 19 luglio 2024, la Corte internazionale di giustizia ha dichiarato illegale l’occupazione militare e l’annessione dei territori palestinesi da parte di Israele. Importanti ONG come Amnesty International, Human Rights Watch, Medici Senza Frontiere e B’Tselem avevano già documentato il crimine di apartheid anni fa.

Dal 2023, nella Cisgiordania occupata, i/le palestinesi hanno affrontato un’ondata crescente di oppressione violenta. Gli attacchi delle forze israeliane e dei coloni sono aumentati, accelerando lo sfollamento di palestinesi. Nel 2024 Israele ha demolito un numero record di strutture palestinesi e ha riclassificato 2.470 ettari come “terra di Stato”, superando tutte le terre sequestrate negli ultimi 20 anni.

Elbit: fornisce armi per il genocidio e lucra sulla guerra

Israele è l’ottavo esportatore di armi al mondo. L’industria delle armi e della sicurezza è un pilastro fondamentale della sua economia. Elbit Systems Limited (di seguito Elbit) fornisce l’85% dei droni e delle munizioni di piccolo calibro all’esercito israeliano, le Israel Defense Forces (IDF). Dopo l’acquisizione di Israeli Military Industries nel 2018, la sua gamma di prodotti si è notevolmente ampliata.

I droni Skylark ed Hermes di Elbit, componenti chiave della flotta israeliana, sono stati ampiamente utilizzati a Gaza. Nell’aprile 2024, sette operatori umanitari sarebbero stati uccisi da un drone Hermes 450 dell’IDF, oltre a molti altri attacchi illegali. Elbit ha contribuito alla costruzione e alla manutenzione del Muro dell’Apartheid illegale di Israele nella Cisgiordania occupata, dotandolo di armi di sorveglianza e automatizzate. Le sue bombe multiuso MPR 500, progettate per “guerre urbane in aree densamente popolate”, cancellano la distinzione tra civili e combattenti armati, fondamentale secondo la quarta Convenzione di Ginevra.

Elbit trae profitto dalla guerra. Le sue vendite aumentano dopo ogni attacco a Gaza, poiché le sue armi sono promosse come “testate in battaglia”, cioè “testate su popolazioni palestinesi”, per lo più civili. Questa promozione rende gli investimenti in Elbit molto redditizi e le aziende israeliane produttrici di armi riconoscono apertamente l’impatto della guerra sui loro affari. Dall’inizio dell’assalto a Gaza nel 2023, Elbit ha registrato un aumento significativo della domanda di prodotti e soluzioni da parte del Ministero della Difesa israeliano. I guadagni dell’azienda hanno subito una crescita costante dal primo trimestre del 2024, e nel giugno del 2025, il suo portafoglio ordini ammontava a 23.8 miliardi di dollari.

UBS: principale investitore istituzionale di Elbit e complice economico

I produttori di armi e gli investitori hanno un interesse comune nei conflitti armati. La vendita di armi aumenta durante e dopo i conflitti. Le aziende produttrici di armi si affidano anche a capitali stranieri per aumentare la produzione. UBS, la più grande banca privata del mondo, ha approfittato del genocidio a Gaza aumentando il suo investimento in Elbit dell’875% nel primo trimestre del 2024. Nei successivi cinque trimestri, da marzo 2024 a giugno 2025, UBS ha rafforzato ulteriormente la sua posizione, moltiplicando la sua partecipazione di oltre dieci volte. A giugno 2025, queste azioni erano stimate a 75 milioni di dollari.

UBS sostiene di essere uno dei primi firmatari della Carta etica del Global Compact delle Nazioni Unite, in cui le imprese promettono di assicurarsi di non essere coinvolte in abusi dei diritti umani. Tuttavia, i suoi continui investimenti in Elbit durante il genocidio in corso violano direttamente i primi due principi della Carta. Con UBS che ha dichiarato un utile netto di oltre 5 miliardi di dollari per il 2024, sembra evidente che i profitti degli azionisti sono prioritari rispetto alla responsabilità etica.

In quanto banca privata più grande al mondo e attore finanziario di importanza sistemica dopo l’acquisizione di Credit Suisse, UBS non è semplicemente un’impresa privata, ma un pilastro centrale dell’infrastruttura economica svizzera. Le sue dimensioni e la sua influenza la collocano in una categoria di attori le cui decisioni hanno implicazioni transnazionali. In linea con i Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani e con le Linee guida dell’OCSE per le imprese multinazionali, UBS ha l’obbligo di prevenire e affrontare gli impatti negativi sui diritti umani a cui è legata attraverso le sue relazioni commerciali. Questi obblighi sono ancora più stringenti in contesti in cui vengono commessi crimini di guerra internazionali. L’importanza sistemica di UBS non diminuisce la sua responsabilità, ma la amplifica.

Il diritto internazionale minato: il fallimento legale e morale di UBS

Israele e i suoi alleati sostengono che la sentenza della CIG non è giuridicamente vincolante. Questo non è esatto: pur trattandosi di un parere consultivo, esso richiama obblighi di diritto internazionale già vincolanti. I paragrafi 278 e 279 del parere legale del 19 luglio 2024 stabiliscono chiaramente che gli Stati terzi e le loro istituzioni sono obbligati a contribuire a porre fine alle violazioni israeliane del diritto internazionale e a interrompere tutte le relazioni diplomatiche, economiche, commerciali, finanziarie e di investimento che possano mantenere una presenza illegale nei Territori Palestinesi Occupati.

La dott.ssa Irene Pietropaoli, esperta di imprese e diritti umani, dichiara:

“La CIG ha chiarito nel caso Bosnia v. Serbia che uno Stato è responsabile di complicità se i suoi organi erano a conoscenza del fatto che un genocidio stava per essere commesso o era in corso. (…) L’obbligo di astenersi dalla complicità attraverso l’aiuto o l’assistenza inizia nel momento in cui lo Stato viene a conoscenza dell’esistenza del rischio serio che un genocidio possa essere commesso”.

“Anche le imprese private hanno degli obblighi in questo senso. Esse devono esercitare la due diligenza per garantire che le loro operazioni e transazioni commerciali siano conformi al diritto internazionale.”

“Anche le società e i loro dirigenti, amministratori e altri leader potrebbero essere ritenuti direttamente responsabili della commissione di atti di genocidio, oltre che di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. L’articolo VI della Convenzione sul genocidio specifica che le persone possono essere ritenute responsabili di atti di genocidio – il che include singoli imprenditori o dirigenti aziendali come persone fisiche e può includere le società come persone giuridiche. Il divieto di commettere genocidi è una norma di jus cogens alla quale nessuna parte, comprese le società, può derogare”.

Il diritto internazionale umanitario vincola gli attori statali e non statali, comprese le imprese. L’ordinanza emessa dalla Corte internazionale di giustizia il 26 gennaio, che ha riscontrato “un rischio reale e imminente di pregiudizio irreparabile per i diritti ritenuti plausibili dalla Corte”, significa che gli Stati e le loro istituzioni sono ora consapevoli del rischio di genocidio a Gaza”. Gli investimenti di UBS nel 2024 nel principale fornitore di armi dell’esercito israeliano costituiscono un fallimento in questo senso. Favorendo il genocidio a Gaza, UBS potrebbe essere ritenuta penalmente responsabile.

La complicità della Svizzera: la neutralità come copertura per l’inazione

Gli investimenti di UBS riflettono un più ampio fallimento del governo svizzero. Durante l’apartheid in Sudafrica, la Svizzera condannò ufficialmente il regime, ma si rifiutò di applicare le sanzioni economiche internazionali delle Nazioni Unite, sostenendo che ciò avrebbe contraddetto la sua politica di neutralità. Nel frattempo, durante l’embargo, la Svizzera ha permesso al Sudafrica di commercializzare il suo oro nelle banche svizzere. Gli investimenti di UBS in Elbit durante il genocidio in corso a Gaza riflettono la posizione priva di principi del governo svizzero.

Oggi la Svizzera rivendica la sua neutralità, ma si schiera con Israele, violando i suoi obblighi di firmatario e depositario della quarta Convenzione di Ginevra. Lo Stato svizzero ha inoltre omesso di convocare una conferenza delle alte parti contraenti sulla protezione dei civili nei territori palestinesi occupati, come richiesto nel settembre 2024 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Secondo il segretario generale di Amnesty International, Agnes Callamard, questa conferenza, prevista per il marzo 2025, è stata annullata perché “il progetto di dichiarazione finale presentato dalla Svizzera agli Stati partecipanti, frutto di un processo non trasparente, non era conforme ai requisiti di rispetto del diritto internazionale umanitario”. Anche il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del luglio 2024, che dichiara illegale l’occupazione israeliana della Striscia di Gaza e della Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, è stato vergognosamente ignorato”.

Il diritto internazionale è forte solo quanto la volontà degli Stati di rispettarlo. Sebbene le sue sentenze siano giuridicamente vincolanti, la loro applicazione dipende interamente dalla cooperazione degli Stati membri delle Nazioni Unite. Quando gli Stati potenti applicano il diritto internazionale in modo selettivo, aderendovi quando è conveniente e ignorandolo quando è scomodo, indeboliscono le fondamenta stesse dell’ordine giuridico globale. Il netto contrasto tra le reazioni europee all’invasione illegale dell’Ucraina da parte della Russia e all’assalto di Israele a Gaza illustra chiaramente i doppi standard dei Paesi del Nord globale. Questi Stati invocano spesso il diritto internazionale per condannare gli avversari, ma tacciono o sono complici quando gli alleati strategici violano gli stessi principi. Questa incoerenza mina la legittimità del diritto internazionale e mette in pericolo le popolazioni vulnerabili in tutto il mondo. Il diritto internazionale è lungi dall’essere perfetto, ma indebolirlo può solo portare alla legge del più forte. Il governo svizzero, le sue istituzioni e le sue imprese stanno deliberatamente minando il diritto internazionale e il diritto umanitario internazionale, il che è ingiustificabile non solo dal punto di vista legale ma anche da quello morale.

È tempo di agire: la società civile deve porre fine alla complicità finanziaria

Poiché il governo svizzero si rifiuta di agire secondo i propri obblighi legali e morali, è necessaria l’azione della società civile per porre fine a tali investimenti. In definitiva, spetta a noi decidere se sottometterci a questo sistema di compiacenza o rifiutare la complicità del nostro governo, delle nostre istituzioni e delle nostre imprese.

Chiediamo pertanto:

  • A UBS di disinvestire da Elbit e da qualsiasi altro produttore di armi complice di violazioni del diritto internazionale e del diritto umanitario internazionale.

  • Alla società civile, che sostiene il diritto inalienabile di tutti i popoli all’autodeterminazione, di esercitare pressioni su UBS fino a quando non agirà in conformità ai punti precedenti. Invitiamo coloro che hanno un conto UBS a inviare una lettera per sollecitare UBS a disinvestire da Elbit, e a chiudere il conto in caso di risposta negativa, a boicottare gli eventi sponsorizzati da UBS e a contribuire a diffondere il più possibile queste informazioni sulla complicità di UBS.

  • A UBS di rispettare il diritto internazionale in generale e il parere consultivo della CIG del 19 luglio 2024 in particolare. Deve prendere le misure necessarie per garantire che i suoi investimenti non forniscano aiuto o assistenza al mantenimento della situazione creata dalla continua presenza dello Stato di Israele nei Territori Palestinesi Occupati.